Forever Bambù, la startup delle foreste biodinamiche
Forever Bambù grazie a BacktoWork24 trova capitali e competenze. Il founder Emanuele Rissone: «Il manager Matteo Maconi oggi è analista dell’azienda: un incontro che ha dato ulteriore slancio al nostro business»

Oltre 19mila piante coltivate nei differenti comparti, 27 ettari di terreno piantumati attualmente in Italia, 13 società con soci provenienti da ben 4 Paesi del mondo. Sono questi i numeri registrati dalla startup green Forever Bambù, sviluppata nel 2014 e guidata dal genovese Emanuele Rissone, che insieme ad altri tre soci è riuscito in soli tre anni a consolidare un segmento competitivo ad alta redditività nel futuro, attraverso la coltivazione biodinamica del bambù, un prodotto dal grande potenziale e dalla forte versatilità, che per le sue qualità fisico-meccaniche è stato definito l’acciaio vegetale.

«Il nostro obiettivo è quello di creare un ponte professionale – spiega Rissone - capace di fornire gli strumenti, il capitale e il know-how per avviare aziende agricole dedicate alla piantumazione del bambù gigante: una filiera che parte dalla creazione della società, passa per il reclutamento di professionisti fino ad arrivare alla completa gestione delle piante, fino alla vendita a maturazione raggiunta». Un business model concreto e appetibile che, in un mercato sempre più alla ricerca di idee ecosostenibili, è riuscito inevitabilmente ad attrarre nuovi capitali e competenze, durante gli incontri organizzati da BacktoWork24 - la società del Gruppo 24Ore guidata da Alberto Bassi - attivando nel giro di pochi mesi sinergie e sviluppi interessanti.

Coltivazione biodinamica, cosa significa per Forever Bambù e che tipo di impatto intende generare? 

«Forever Bambù approccia la biodinamica per volontà dei soci fondatori che hanno abbracciato il progetto di fare agricoltura nel rispetto dell’ambiente – sottolinea Rissone - a differenza dell’agricoltura intensiva classica che utilizza grosse quantità di fertilizzanti, diserbanti e anticrittogamici che vanno poi a finire nelle falde acquifere, la tecnica biodinamica rifiuta questo approccio, lavorando nel pieno rispetto e secondo i ritmi della natura. Esistono dei periodi dell’anno in cui ci occupiamo delle foglie e altri in cui lavoriamo sulle radici: tutto viene gestito in maniera naturale. Ovviamente la velocità del ciclo dei sistemi intensivi è maggiore poiché in un mese il terreno è già pronto, mentre seguendo il nostro sistema impieghiamo anche sei mesi per far crescere un sovescio di piante selezionate che vanno poi trinciate e parzialmente interrate come concime. La differenza è che con la biodinamica non avremo mai più tracce chimiche che a lungo andare comprometterebbero il suolo, i germogli e le canne per sempre».

Come è nata Forever Bambù? E come si è sviluppata?  

«La start up è nata principalmente da una mia idea. Io cresco e mi formo nel settore industriale: ho creato da ragazzo un’azienda che si chiamava “Progetto Nutrizione”, la holding che possedeva la catena di negozi Vitamin Store specializzati in integrazione alimentare e benessere. Dopo 25 anni, durante i quali è cresciuta fino a diventare la prima in Europa, ho pensato che fosse il momento di rimettermi in gioco: ho venduto il gruppo, ho venduto la fabbrica che produceva integratori, il team di ricerca e la catena di negozi. Fatto questo ho cercato di guardarmi attorno per scoprire nuovi mercati. E così facendo mi sono imbattuto nel bambù gigante, trovando un’idea che mi piaceva ma con una proposta esistente destinata esclusivamente agli agricoltori per la coltivazione. Così, ho rielaborato il modello in qualche mese, trasformandolo in un vero e proprio “sistema” accessibile a tutti. Noi ci occupiamo di fornire tutta la manodopera necessaria per partire da un terreno e arrivare fino a un bambuseto».

Quale è stato l’elemento innovativo che ha catturato l’attenzione dei manager durante gli incontri organizzati da BacktoWork24?    

«Gli investitori sono attratti in primo luogo dalla tecnica di lavoro biodinamica, quindi da tutto quel valore che le canne e i germogli ottengono da questo tipo di coltivazione. Se a questo poi, aggiungiamo la portata qualitativa del marchio, l’offerta diventa ancora più interessante: il nostro business plan prevede che nei prossimi quindici anni in media avremo dei dividendi del 25% del capitale investito, si tratta di rendimenti medio-alti rispetto alla redditività che oggi registrano i mercati. Inoltre il bambù - una volta cresciuto e maturato - sarà produttivo per circa cento anni, arrivando a un massimo di 120 anni. Questo vuol dire che a differenza di un altro prodotto agricolo, come ad esempio un frutteto (che se trattato bene arriva a una media di 15/20 anni), coltivando il bambù i nostri figli avranno un’azienda che sarà produttiva per cento anni».

Quali sono i benefici che si possono trarre dal Bambù per l’ambiente e per l’uomo? 

«In primo luogo bisogna dire che dal punto di vista della coltivazione e del rendimento il bambù presenta diversi vantaggi: uno su tutti il suo utilizzo come materiale sostitutivo al legname che viene dagli alberi. Oggi quando tagliamo un albero bisognerebbe provvedere a piantarne uno nuovo per compensare il disboscamento. Quando invece si taglia una pianta di bambù stiamo tagliando solo un ramo della struttura poiché i rizomi viaggiano sottoterra per decine di metri e continuano a tirar fuori germogli che diventeranno canne. Se tutto il mondo usasse il legno di bambù si avrebbe un impatto positivo sull’ecosistema. Gli ultimi resoconti provenienti dagli stati produttori di legname, in Europa e nel mondo, ci restituiscono un quadro sconfortante, infatti nel giro di vent’anni il legno prodotto non riuscirà a sostenerne il fabbisogno. Il bambù gigante può venire incontro a questa domanda poiché si può utilizzare per tutto: pavimenti, porte, imbarcazioni. Il germoglio invece è un alimento prezioso perché è a basso contenuto di calorie e ad alto contenuto di elementi nutritivi come vitamine e amminoacidi».

In quali regioni sono presenti le coltivazioni?     

«L’obiettivo di Forever Bambù è quello di creare foreste biodinamiche in ogni regione d’Italia: per adesso abbiamo due grossi bambuseti, uno in provincia di Asti e l’altro a Casale Monferrato in provincia di Alessandria. Un altro è in via di realizzazione in provincia di Siena, ma stiamo cercando appezzamenti in tutte le regioni d’Italia».

Quali sinergie avete implementato grazie a BacktoWork24?    

«Abbiamo partecipato prima a un club deal e poi una serie di incontri one2one con manager e investitori interessati al business. BacktoWork24 ha dato un grande apporto di professionalità al progetto e la possibilità di trovare investitori di altissimo profilo. Si è creata una sinergia interessante con un manager in particolare, Matteo Maconi, un tecnico che lavorava per una multinazionale e che adesso oltre ad essere un nostro investitore è anche un nostro analista. Ha trasferito capitali, ma soprattutto sta apportando il proprio sapere alle analisi del nostro business e questo per noi ha un valore immenso».

Prossimi obiettivi?        

«Nel lungo periodo abbiamo in mente di conquistare una fetta di mercato globale del germoglio che arrivi almeno a un 5% del mercato nazionale ed europeo. Il nostro 5% globale equivarrà circa all’80/90% del mercato del germoglio biodinamico, quindi nell’arco dei prossimi cinque anni ci posizioneremo come leader nel piccolo segmento del germoglio di bambù bio».

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