I consumatori chiedono più economia circolare e prodotti sostenibili

Redazione BacktoWork 30/11/2021

Sostenibilità e responsabilità hanno un ruolo sempre più centrale nell’orientare i comportamenti, nel determinare le preferenze del pubblico e indirizzare le intenzioni e le scelte d'acquisto. Per soddisfare le richieste dei consumatori del futuro, nonché mitigare i rischi legati alla supply chain, le aziende devono impegnarsi a fondo per adottare modelli e pratiche “circolari”, fin dalla fase di progettazione dei prodotti, e al contempo devono favorire e “abilitare” un consumo consapevole e responsabile. 

I risultati della ricerca Capgemini

Contrariamente al modello lineare “prendere, produrre, gettare”, l’economia circolare è rigenerativa e mira a separare gradualmente la crescita dal consumo di risorse finite. Per i consumatori questo significa comprare prodotti durevoli, riciclabili o fatti con materiali riciclati, utilizzarli a lungo attraverso manutenzioni e riparazioni efficaci, e minimizzare i rifiuti generati al termine del loro ciclo di vita. Per le aziende significa invece intraprendere azioni come sviluppare prodotti e modelli di business che non producano rifiuti, ridurre l’uso di materie prime e prevedere la restituzione o il recupero di prodotti e imballaggi. 

Con l’aumento della consapevolezza sul tema dei rifiuti, del cambiamento climatico e dell’esaurimento delle risorse, cresce anche il desiderio da parte dei consumatori di adottare pratiche di consumo consapevole. Secondo l’ultimo report del Capgemini Research Institute, “Circular economy for a sustainable future: how organizations can empower consumers and transition to a circular economy”, fino al 72% dei consumatori adotterebbe pratiche come ridurre i consumi complessivi (54%), acquistare prodotti più durevoli (72%), conservare e riparare i prodotti per aumentarne la durata (70%).

Tuttavia, quasi il 50% di loro è convinto che le organizzazioni di tutti i settori non stiano facendo abbastanza per riciclare, riutilizzare e ridurre i rifiuti, mentre il 67% si aspetta che le organizzazioni siano maggiormente responsabili quando pubblicizzano i prodotti, senza incoraggiarne un consumo eccessivo. 

Un precedente report pubblicato da Capgemini ha rivelato che solo il 18% dei dirigenti in ambito Consumer Products & Retail afferma di aver investito in iniziative di economia circolare. Sembra invece più maturo il settore Automotive: il 52% delle aziende ha dichiarato che l’iniziativa di sostenibilità più comunemente impiegata è quella di favorire e promuovere un’economia circolare. 

Le aziende, insomma, faticano a intraprendere azioni concrete legate a pratiche di economia circolare, malgrado i consumatori si rivolgano sempre di più a quelle che lo fanno. Questo accade in particolare in ambiti dove la consapevolezza del pubblico è maggiore, come i rifiuti alimentari e quelli in plastica. Per esempio, il 44% dei consumatori ha aumentato la propria spesa negli ultimi dodici mesi verso aziende alimentari che si impegnano nel riciclo, nel riutilizzo e nella riduzione dei rifiuti, mentre il 40% lo ha fatto per i prodotti legati alla cura della persona e della casa.

Abbattere le barriere alla circolarità: non concentrarsi solo sulla fase post-utilizzo, ma anche sul design

I consumatori sono attualmente limitati nelle loro possibilità di consumo circolare. Tra i motivi, il 60% cita la mancanza di informazioni sufficienti (come origine, riciclabilità e percentuale di contenuto riciclato) sulle etichette dei prodotti. Il 55% sostiene che i costi elevati siano un ostacolo alla riparazione dei prodotti, mentre più della metà (53%) dichiara di non voler scendere a compromessi sulla comodità e accessibilità. Questa è una conseguenza inevitabile del boom dell’e-commerce degli ultimi anni, che ha abituato i consumatori a servizi convenienti a basso costo, come la consegna il giorno successivo o addirittura il giorno stesso. Le organizzazioni devono fare di più per fornire comodità, accessibilità, convenienza e le informazioni necessarie, abbattendo le barriere che ancora limitano le scelte e le opzioni disponibili per un consumo consapevole e responsabile

Nonostante gli sforzi normativi per estendere la durata di vita dei prodotti, come l’iniziativa UE per il cosiddetto “diritto alla riparazione”, anche le imprese devono impegnarsi e investire su questo fronte. 

Attualmente gli approcci di consumo circolare si concentrano principalmente sulla fase post-utilizzo, con il 58% dei consumatori che dichiara di separare e smaltire i rifiuti alimentari dopo l’uso, ma solo il 41% di comprare cibo con un imballaggio minimo, sottolineando la scarsità di opzioni effettivamente disponibili. Lo smaltimento responsabile è fondamentale per l’economia circolare, ma bisogna fare di più per produrre meno rifiuti. Man mano che i consumatori passano dall’interesse per la sostenibilità all’azione concreta, per i brand diventa necessario prestare maggiore attenzione alle pratiche circolari nella progettazione dei loro prodotti.

“I consumatori stanno già facendo scelte più ecologiche, ma hanno a disposizione solo quello che viene loro offerto: le organizzazioni devono invece rendere sostenibile l’intero ciclo di vita dei prodotti”, ha affermato Alessandro Kowaschutz, CPRD & EUCS Director di Capgemini in Italia. “Le aziende di maggior successo saranno quelle in grado di effettuare una profonda trasformazione in tre ambiti: ridurre al minimo l’impatto dei loro prodotti e servizi esistenti, svilupparne di nuovi contemplando i principi di circolarità fin dalle fasi di progettazione, ripensare le loro catene del valore e reinventare le loro operation secondo i nuovi modelli di business sostenibili. Queste aziende diventeranno leader nei rispettivi mercati e beneficeranno di un solido rapporto di fiducia e fedeltà con i consumatori: in un contesto di sostenibilità, l’economia circolare è un investimento per il business del futuro“.


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