Euro digitale: al via la consultazione dell’UE

Redazione BacktoWork 23/05/2022

Il panorama dei pagamenti sta mutando profondamente e, in questa trasformazione, è più che mai maturo che le banche centrali svolgano un ruolo fondamentale. Diretta conseguenza di questo stato di cose è quanto sta avvenendo a proposito del cosiddetto euro digitale

Una moneta elettronica emessa dall’Eurosistema (la BCE e le banche centrali nazionali dei Paesi dell’area dell’euro) accessibile a tutti, cittadini e imprese.

È questa la definizione diffusa dalla stessa Banca Centrale Europea a proposito della sua iniziativa CBDC (Central Bank Digital Currency) che riguarda il cosiddetto euro digitale, punto di arrivo di un processo avviato con una fase istruttoria iniziata nell’ottobre del 2021 e destinato a durare per circa due anni, arrivando a concludersi nell’ottobre del 2023.

Va detto, però, che il via libera vero e proprio dell’iniziativa va fatto risalire a qualche mese prima quando, cioè, il 14 luglio 2021, ha concretizzato la decisione di avviare la fase di analisi con la dichiarazione di intenti della Presidente della BCE Christine Lagarde, la quale ha voluto assicurare che “nell’era digitale i cittadini e le imprese continuino ad avere accesso alla forma di moneta più sicura, la moneta di banca centrale”.

Del resto, in Europa, la diffusione degli strumenti di pagamento di tipo cashless, cioè che non contemplano l’uso del contante, è in continuo aumento, anche se con ritmi più lenti rispetto ad altre aree del mondo. Oltre alla quantità, questa propagazione di strumenti alternativi è anche di tipo qualitativo, poiché oltre alle carte di credito e di debito, l’evoluzione tecnologica ha portato all’introduzione di numerose altre tipologie di pagamento, basti pensare agli e-wallet, i portafogli elettronici, entrati a far parte del comparto parallelamente alla diffusione inarrestabile di smartphone, tablet e mobile device in generale.

Sicurezza, innanzitutto

Uno dei primi aspetti ad aver richiesto una specifica operazione di chiarimento è stato quello riguardante il possibile errore di equiparare le monete elettroniche con le criptovalute, definite anche stablecoins, il cui valore sarebbe garantito da un portafoglio di attività, emesse da operatori non bancari che offrono i propri servizi su scala regionale o addirittura globale come alternativa al contante.

Anche in questo caso, a spiegare la differenza fondante di quest’ultima con l’euro digitale è stata la BCE: “Le criptoattività sono fondamentalmente diverse dalla moneta della banca centrale: il loro prezzo spesso è volatile, il che le rende difficilmente utilizzabili come mezzo di pagamento o unità di conto, e non sono garantite da un’istituzione pubblica”.

Con questa dichiarazione, la banca d’Europa ha dimostrato di tenere in massima considerazione il rischio che una parte consistente dei depositi nell’area dell’euro possa essere caratterizzata da valute digitali emesse e controllate da multinazionali private e che, pertanto, la sovranità monetaria, finanziaria e normativa europea potrebbero essere indebolite.

Senza contare che il diffondersi di strumenti di pagamento innovativi che fanno leva sull’utilizzo di tecnologie controllate da operatori non bancari esporrebbe il sistema a forti minacce esterne, incluse quelle informatiche, affievolendo i meccanismi di difesa attualmente a disposizione del sistema dei pagamenti tradizionali e indebolendo la capacità delle autorità europee di esercitare controlli e ad adempiere ai propri doveri di vigilanza.

La fine del contante?

Ma qual è, quindi, l’obiettivo dei fautori dell’euro digitale? In primo luogo, affiancare il contante - potendo godere della stessa fiducia, poiché sarebbe anch’esso garantito da una banca centrale - senza sostituirlo, ampliando così la scelta su come pagare e su come renderlo più facile, contribuendo all’accessibilità e all’inclusione, in un contesto di integrazione con altri mezzi di pagamento forniti da operatori privati, a tutto vantaggio, quindi, di una diversificazione dell’offerta di soluzioni paneuropee e di servizi aggiuntivi per i consumatori.

“Vogliamo assicurare che il valore della nostra moneta sia preservato - ha dichiarato l’organismo comunitario - e che un euro digitale, a prescindere dalla sua forma, venga comunque salvaguardato e regolamentato dalla banca centrale”.

La stessa BCE descrive la nuova moneta digitale come uno strumento rapido, semplice e sicuro per i pagamenti di tutti i giorni, in grado di favorire la digitalizzazione dell’economia europea e di creare uno stimolo attivo per l’innovazione nei pagamenti al dettaglio.

L’Eurosistema, in questa fase, sta studiando benefici e rischi del suo impatto sul mercato, nonché le modifiche alla legislazione europea eventualmente necessarie.

Dalla BCE all’UE

Gli esperti della BCE e delle banche centrali nazionali dei Paesi dell’area dell’euro hanno già stilato un elenco di requisiti fondamentali per un euro digitale: facilità di accesso, solidità, sicurezza, efficienza, rispetto della privacy e aderenza alla normativa.

L’attività della Banca Centrale Europea è stata quindi intercettata dalla Commissione europea che si è mossa su una via parallela per avviare una consultazione mirata sia a raccogliere le opinioni dei potenziali utilizzatori futuri che a comprendere meglio come renderlo disponibile per il commercio al dettaglio cercando, al contempo, di preservare il contante, e su quali saranno gli impatti del suo arrivo nell’economia digitale dell’UE, con un focus particolare sul settore finanziario e sulle norme antiriciclaggio e relative alla protezione dei dati.

“L’euro digitale - ha dichiarato Paolo Gentiloni, Commissario UE per l’Economia - offrirà importanti opportunità. Adattando la moneta pubblica al 21º secolo possiamo rafforzare il ruolo dell’euo sulla scena internazionale e sostenere l’autonomia strategica aperta dell’Unione”.

Al termine delle due consultazioni in atto, toccherà alla Commissione Europea presentare una proposta di legge.

Il “caso” cinese

Tra le esperienze CBDC omologhe a quelle dell’euro digitale che stanno prendendo forma nel resto del mondo, la più rappresentativa è certamente quella della Cina, che ha in essere un progetto di creazione della propria valuta digitale dall’ormai lontano 2014.

L’iniziativa è uscita dal fronte della sperimentazione con l’emissione dei primi e-CNY, gli yuan digitali, in alcune regioni del Paese e, alla fine dello scorso anno, risultavano più di 260 milioni di conti digitali, per un ammontare complessivo delle transazioni effettuate pari all’equivalente di 12 miliardi di euro.

L’argomento generò una certa eco mediatica quando, in occasione delle recenti olimpiadi invernali di Pechino, il governo cinese mise a disposizione degli atleti una app collegata a un braccialetto digitale con il quale si poteva archiviare denaro digitale e gestire le transazioni come con una normale carta di credito.


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