Fabrizio Macchia (KAITIAKI): “Contro il cyberbullismo l’intelligenza artificiale può essere un valido alleato di famiglie e istituzioni”

Redazione BacktoWork 03/05/2021

Il mondo della Rete è un campo minato in cui il pericolo dell’odio nelle sue diverse forme rappresenta una grave minaccia. Una soluzione per combattere la violenza online arriva dalla tecnologia, sfruttando l’intelligenza artificiale. Ne abbiamo parlato con Fabrizio Macchia, CEO di KAITIAKI. 

Di cosa si occupa la sua startup e cosa l’ha spinta ad addentrarsi in questo campo?

La startup si occupa di fronteggiare la violenza online esercitata tra e contro i minori attraverso una piattaforma strutturata su più applicazioni, tutte basate sull’intelligenza artificiale. L’idea è quella di prevenire, educare e proteggere da tutte quelle aggressioni che avvengono sui social network nei confronti dei ragazzi e che avvengono anche tra i ragazzi stessi. Ciò che ci ha spinto a fare questo è avvenuto in maniera fortuita; con uno dei soci eravamo a Milano e per le strade abbiamo notato delle locandine di alcuni giornali che riportavano un episodio di cyberbullismo. Da lì in poi ci siamo confrontati sull’argomento e abbiamo deciso di unire le nostre competenze per contribuire alla soluzione del problema.

Abbiamo compiuto 8/9 mesi di ricerca per comprendere cosa sta accadendo. Purtroppo la maggior parte delle persone non conosce la vastità del problema. Nella fascia dai 9 ai 18 anni il 71% dei ragazzi ha dichiarato di essere stato vittima almeno una volta di un'aggressione in Rete, il 22% ha dichiarato di essere una vittima continuativa e di questi il 41% ha meno di 14 anni; il 41% delle ragazze ha subito sexting o revenge porn.

Avete pensato di utilizzare ben due app per aiutare non solo i genitori (KAITIAKI SAFE), ma anche le scuole (KAITIAKI EDU). Può spiegarci di cosa si tratta e a chi si rivolgono?

Il cyberbullismo è soltanto la punta di un iceberg; infatti ci sono molti altri tipi di violenza online con vari fenomeni annessi. Non intervenire in tempo può portare la vittima ad atti di autolesionismo in alcuni casi estremi. Purtroppo, molti genitori non sono consapevoli di questi episodi quando accadono, e grazie alle nostre applicazioni essi potranno venire informati in tempo reale per poter intervenire tempestivamente, aiutando i propri figli, sempre nel rispetto della privacy dei ragazzi. KAITIAKI non consente di avere un clone del telefono del figlio, ma lavora sotto traccia, lasciando spazio libero ai ragazzi sui social. Ma nel momento in cui rileva un problema il genitore viene immediatamente informato

La seconda applicazione è invece rivolta alle scuole, alle quali fornisce uno strumento online per il contrasto al Bullismo / Cyberbullismo a supporto di piani formativi, come previsto dalle linee guida del Ministero dell’Istruzione. KAITIAKI EDU è stato progettato per contribuire alla prevenzione del fenomeno, per favorire l’approccio agli strumenti tecnologici, per l’educazione alla cittadinanza digitale, oltre ad effettuare un continuo monitoraggio volto ad individuare la predisposizione da parte degli studenti a comportamenti malevoli. Kaitiaki EDU risponde a tutte queste esigenze supportando gli insegnanti preposti a educare i ragazzi su questi argomenti.

Stiamo inoltre rilasciando una terza applicazione (KAITIAKI LEGAL) che sarà integrata sia nell’app per le famiglie sia in quella per le scuole. Con questa app, dopo essere stati allertati e aver visto il post, si potrà capire se si tratti di offesa o ingiuria e se sia stato commesso un reato penale. In questi casi si può chiedere al social di rimuovere il commento, o rivolgersi alla Polizia Postale o ad un avvocato per farsi tutelare. 

Si tratta di un prodotto creato interamente in Italia, è possibile pensare di esportarlo fuori dai confini nazionali? 

La piattaforma è stata progettata in modo tale da poter essere esportata ovunque, aggiornando semplicemente la lingua a seconda del Paese e questo la rende altamente scalabile.

Kaitiaki

l'intelligenza artificiale che protegge i minori dalla violenza online

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Mai come in questo caso la strategia di comunicazione per genitori, vittime e bulli deve colpire nel segno: in che modo lo fate e quali strumenti utilizzate? 

Noi operiamo online in maniera continuativa. Pubblichiamo sui vari social network delle pillole informative ed educative rivolte a tutti gli interessati che ci seguono (ragazzi insegnanti e genitori). Si tratta del nostro modo di mantenere l’attenzione sul problema. Fuori dai social operiamo con associazioni e fondazioni che si occupano di questi problemi con cui facciamo delle attività informative e comunicative. Abbiamo tenuto spesso dei convegni in modo tale che tutti possano rimanere aggiornati sul problema. 

Agire sui social è importante, l’odio è pregnante ed è sicuramente un qualcosa su cui bisogna lavorare. A volte basta scrivere un messaggio innocuo sui social per ricevere in maniera gratuita un insulto. Tutto questo innesca altri soggetti che, per dei loro motivi, si inseriscono nella conversazione e attaccano la vittima. Queste situazioni si autoalimentano e possono raggiungere numeri preoccupanti. I genitori spesso sono disattenti perché non hanno tempo o non hanno le necessarie competenze digitali, e mai come in questo particolare periodo sono distratti da altre cose.  

La pandemia ha modificato il lavoro di comunicazione che fate ogni giorno? 

Durante la pandemia c’è stato un aumento del 600% di episodi di cyberbullismo e di hate-speech. Persino all’interno delle chat private delle varie piattaforme utilizzate per la DAD i ragazzi si insultavano o prendevano di mira un insegnante. Non potendo uscire e non facendo sport sono rimasti incollati sul web, aumentando il problema. Il paradosso è che i genitori si sentono tranquilli perché i figli sono a casa. La nostra attività informativa punta proprio a questo: averlo sotto gli occhi non vuol dire che non incontri dei problemi, anzi. 

Questo vuol dire che siamo sempre in continua evoluzione perché il mondo digitale si innova di giorno in giorno, e dobbiamo essere sempre più avanti rispetto alla realtà del momento. Anche a livello di sviluppo del prodotto, dal nostro punto di vista è fondamentale permettere agli utenti di poter fruire di un prodotto adeguato e aggiornato, e su questo continuiamo ovviamente a lavorare ogni giorno. 

In Italia o comunque in altre parti del mondo esistono altri concorrenti. Se sì, in che modo agiscono e cosa vi differenzia da loro? 

Possiamo dire che i parental control siano parte della concorrenza indiretta anche se si tratta di strumenti che consentono solo di limitare le attività del figlio sul web (accesso a determinati siti, o in determinate ore). La concorrenza diretta riguarda invece applicazioni che vanno in maniera puntuale a vedere cosa succede al figlio durante l’attività social quotidiana e sono basate sull’intelligenza artificiale. In questo secondo caso ci sono 3 diversi concorrenti stranieri che provengono da Israele, Regno Unito e Stati Uniti.

Nel mercato italiano c’è la concorrenza israeliana che fa comunque soltanto una parte di ciò che fa KAITIAKI. Non si occupa per esempio di un elemento essenziale per il contrasto all’odio online: il lato educativo. 

Noi abbiamo scelto di avere un approccio olistico creando un Ecosistema Sociale Digitale, ovvero un sistema che mette la sicurezza dei ragazzi al centro e che favorisce il dialogo e la cooperazione tra famiglie, scuola ed istituzioni per prevenire e reprimere i fenomeni di violenza fisica, verbale e digitale. Il problema non può essere risolto solo all’interno della famiglia, non basta. La nostra startup è a vocazione sociale, e consideriamo essenziale contribuire ad educare i ragazzi affinché questi fenomeni accadano con sempre meno frequenza, ma vogliamo anche aiutare le istituzioni ad intervenire in maniera puntuale, mettendo a disposizione dati aggregati e geo-localizzati per una maggiore conoscenza sulla diffusione e la tipologia dei fenomeni.


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