Le startup inseguono la ripresa, nel II trimestre 2021 è record di nuove imprese innovative

Gianni Balduzzi 30/07/2021

Il secondo trimestre del 2021 che è da poco terminato è stato quello che a livello macroeconomico ha segnato l’inizio della ripresa di tutta l’economia dopo la recessione provocata dalla pandemia e dalle misure restrittive per arginarla.

E proprio in questi tre mesi si è verificato un record nel mondo delle startup, che pure avevano resistito molto bene alla crisi pandemica. L’incremento del loro numero secondo l’ultimo report del Mise (Ministero dello Sviluppo Economico) è stato di ben l’8,13% in tre mesi, passando da 12.561 a 13.582. 

La crescita è ancora più evidente se consideriamo quante ve ne erano nello stesso momento dell’anno nel 2020 e nel 2019, ovvero rispettivamente 11.496 e 10.426. In sostanza in 24 mesi sono diventate il 30,3% in più.

Nel frattempo è stato decisamente inferiore l’aumento delle nuove società di capitali, quelle costituite da non più di 5 anni e con fatturato inferiore a 5 milioni, passate tra il 2019 e il 2021 da 361.401 a 379.748, solo del 5,1% più numerose. 

In Lombardia le startup sono più che in tutto il Mezzogiorno

Il settore delle nuove imprese innovative rimane fortemente concentrato, anche nella fase di crescita, e anzi in un certo senso lo diventa sempre di più. 

Le 2.656 startup lombarde, di cui 1.860 solo in provincia di Milano, del 2019 sono divenute in due anni 3.627, 2.545 nel milanese. Si tratta di incrementi rispettivamente del 36,5% a livello regionale e del 36,8% a livello provinciale, quindi ben superiori di quelli nazionali.

La Lombardia e il suo capoluogo diventano ancora più centrali in questo mondo. Ha un sesto degli abitanti d’Italia ma il 26,7% delle startup, più di quante ne ospiti per esempio tutto il Mezzogiorno, ovvero il 24,9% del totale, seppur in leggera crescita. 

Si distingue al Sud la Campania, dove sono cresciute di ben il 47,3% in due anni, e di ben il 59,7% in provincia di Napoli. 

Che sia più nei centri maggiori che in provincia che si raggruppano le startup è un fatto risaputo, ben oltre l’Italia. Ma certamente è rilevante il fatto che tale tendenza continui e si approfondisca anche quando tali tipologie di aziende diventano sempre più diffuse. 

Soci e patrimonio crescono ancora più velocemente

Oltre agli indicatori meramente quantitativi vi sono quelli qualitativi che riguardano le startup, anche se pure questi si esprimono in numeri. 

Si tratta di quelli che indicano la robustezza delle nuove imprese. Come per esempio la loro capitalizzazione. Che rispetto al giugno del 2019 è decisamente aumentata. Allora il capitale sociale dichiarato era di 546.438.286€, oggi è di 929.433.377€. L’incremento è stato del 70,1%. Vuol dire che le nuove aziende fondate possono godere di più capitali da utilizzare per crescere. 

Capitali portati dai soci in più che si sono fatti avanti nel sostenerle. Erano nel 2019 circa 4,53 per startup, sono oggi 4,9. È anche il segno che lentamente si sta facendo strada l’idea che entrare in una nuova impresa possa essere un modo conveniente per impiegare parte del proprio patrimonio e dei risparmi che si possiedono. 

Il numero medio di dipendenti è però in calo

Se crescono molto bene le nuove imprese innovative, i capitali che vi sono investiti e i soci che tali aziende finanziano, lo stesso non si può dire del numero di dipendenti

Che aumentano, sì da 14.371 a 16.805 in due anni, ma segnando un incremento più basso di quello che caratterizza gli altri indicatori, del 16,9%. Così diminuiscono gli addetti mediamente presenti, da 3,67 a 3,56. 

Sostanzialmente le nuove startup nate in questo periodo così atipico sembrano riuscite ad essere più produttive, più capital intensive, avendo potuto raccogliere fondi con un impiego inferiore di forza lavoro. 

In parte in questa nicchia di mercato è stata imboccata quella strada verso la produttività che in tanti economisti auspicano per tutto il sistema delle imprese italiane. In parte, perché oltre a essere più robuste dal punto di vista patrimoniale sarebbe stato forse salutare se, a parità di numero complessivo di addetti in Italia, avessero magari avuto ognuna di esse più dipendenti, fossero state più grandi, anche a costo di essere di meno, di essere cresciute numericamente a un ritmo inferiore. 

Se le startup sono anche diventate più profittevoli lo sapremo quando saranno inclusi in questi report anche i dati sui bilanci più recenti. Fino al 2019 il valore mediano della produzione era andato aumentando, dato molto positivo, mentre il ROI e il ROE erano rimaste costanti o in leggera diminuzione. 

Probabilmente era e forse è ancora presto per pensare a profitti estesi e ampi per gran parte delle startup. Arriveranno quando avranno dato i propri frutti gli investimenti attuali che stanno riversandosi sulle imprese più innovative, a dispetto di tutto, o forse anzi è proprio il periodo di crisi e di cambiamento che impone agli investitori di rivolgersi a quei settori che appaiono essere anti-ciclici, e tra questi sicuramente vi è il mondo digital e tecnologico in cui operano moltissime nuove imprese innovative.

 


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