La tradizione agroalimentare italiana si fa digital: è il FoodTech a guidare la crescita del Venture Capital in Italia

Redazione BacktoWork 25/03/2022

Il 2021 è stato un anno importante per un settore “antico” e decisivo per l’economia italiana, l’agro-alimentare. Per la prima volta le esportazioni extra-europee hanno superato i 20 miliardi di euro, e sono arrivate, secondo i dati Eurostat, a 20 miliardi e 785 milioni. 

In termini percentuali corrispondono all’11,9% di tutto l’export UE di questo settore nel mondo. La quota italiana non è mai stata così alta. Tra il 2011 e il 2013 era del 9,5%, per esempio. Solo Francia e Paesi Bassi ci superano. 

Il dato è rilevante anche perché considerando tutti i prodotti venduti al di fuori dell’Unione Europea la porzione del nostro Paese è invece più piccola, e, soprattutto, stabile o in leggero calo, se il confronto è con 20 anni fa. 

Vuol dire che il Food and Beverage diventa sempre più centrale nell’economia italiana

Del resto una conferma viene dalla resilienza che ha saputo dimostrare durante la pandemia. Anche grazie al fatto che ha subito le restrizioni molto meno della maggior parte degli altri settori, ha incrementato nel 2020 i propri ricavi dello 0,8% (dati Cerved), mentre le aziende italiane nel loro complesso li diminuivano dell’8,9%. Il margine operativo lordo (MOL) del comparto ha visto nello stesso anno un incremento del 4,7% a fronte del crollo di quello medio del 16,5%. E nel 2021 vi è poi stata un’ulteriore crescita, rafforzata dal livello di solidità che aveva raggiunto nell’anno peggiore della pandemia

Il Foodtech italiano si afferma

È quindi una sorpresa solo a metà che proprio l’agro-alimentare si sia rivelato il settore più importante nell’ambito degli investimenti in Venture Capital l’anno scorso. Non il Fintech, non l’energia, ma, nello specifico, il FoodTech, ovvero quell’ambito che raccoglie tutte le aziende che offrono soluzioni digitali per il mondo del Food & Beverage, agricoltura inclusa. Non a caso è chiamato anche Agri-foodtech.

Secondo l’EY Venture Capital Barometer Italia il Foodtech nel nostro Paese ha raccolto nel 2021 261,1 milioni di euro di investimenti, il 21% del miliardo e 243 milioni di capitali investiti in tutto l’anno scorso, più del doppio che nel 2020, tra l’altro. 

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Gli investimenti più importanti

Una parte importante di questi numeri è stata realizzata grazie alle operazioni che hanno coinvolto Everli (85,2 milioni) e Tannico (32 milioni). 

Everli, ex Supermercato24, è il primo player italiano nel campo della spesa online. Fondata a Verona nel 2014, nel 2021 è stata protagonista di un round Series C guidato da Verlinvest, con la partecipazione di Luxor, DN Capital, C4 Ventures e Convivialité Ventures, FITEC (parte di Fondo Italiano d’Investimento), 360 Capital, Innogest e DIP. 

Tannico, il negozio di vino online più grande d’Italia, era già in precedenza tra le aziende Foodtech che avevano ricevuto maggiori capitali, e nel 2021 si è ulteriormente rafforzata grazie all’arrivo di 32 milioni da parte di Campari, già dal 2020 proprietario del 49% delle quote. Si tratta di risorse che sono servite ad acquisire la maggioranza della società francese Venteàlapropriété (Vap).

Tannico, così, si propone come leader europeo in questo segmento, quello del Wine Tech, che nel panorama delle startup del Foodtech ricopre in Italia un ruolo molto più importante di quello che ha nel resto del Continente.

I numeri di Forward Fooding, anche se si fermano al maggio 2021, sono chiari: Wine Tech, eGrocers, Farm management & Precision farming sono gli ambiti più grandi nel Foodtech italiano, a essi appartengono il 26% di tutte le più di 200 aziende del settore. 

È chiaro, poi, il ruolo delle tre big: oltre a Everli, quella che ha ricevuto negli anni più capitali, e Tannico, non è possibile dimenticare Cortilia, forse la più nota al grande pubblico, che nel complesso nel tempo ha visto 50,6 milioni di investimenti, in cui sono compresi i 34 di inizio 2021 da parte di soci interni e di Red Circle Investment, il fondo di Renzo Rosso. 

Ora l’obiettivo è chiudere il gap con il resto d’Europa

Nel complesso il Foodtech nel nostro Paese ha beneficiato tra 2013 e 2020 di un tasso annuo di crescita composto (Cagr) di ben il 63,5%, in linea, però, con quello che ha caratterizzato il settore a livello europeo. Nel 2021, tuttavia, gli 82 milioni del round di Everli hanno fatto la differenza, facendo fare all’Italia un balzo superiore a quello visto negli altri Stati a noi vicini. 

Si è trattato di una crescita necessaria, perché il gap da colmare con l’Europa rimane molto ampio, ed è ben visibile se dalle percentuali passiamo a osservare i valori assoluti. 

Fino al maggio dello scorso anno i capitali investiti in 10 anni ammontavano a 259 milioni di euro, quanto quelli del solo 2021, contro i 3,58 miliardi nel Regno Unito, il miliardo e 980 milioni in Germania, il miliardo e 200 milioni in Francia e il miliardo e 200 milioni in Spagna. 

Non a caso se il round medio europeo era di 1,5 milioni, nel nostro Paese si scendeva a 325 mila euro. Tra i motivi vi è il fatto che il 45,1% delle operazioni era di Seed o Pre-Seed in Italia, mentre nella Ue a questo stadio si collocava il 21,1% dei round. 

Anche a parità di tipologia di investimento, comunque, l’apporto di capitali era inferiore. Le relativamente poche Series A ammontavano mediamente a 2,5 milioni contro i 9,6 milioni europei. Le Series B a 10,7 contro 18,5 e le Series C a 58,4 milioni contro 67. 

Proprio a causa di questo punto di partenza gli investimenti del 2021 e il primato del FoodTech nell’ambito del Venture Capital italiano sono particolarmente importanti. 

La strada per aumentare il numero di startup italiane di questo segmento tra le prime 500 al mondo (25 finora) sembra ormai essere stata intrapresa.


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